Visualizzazione ingrandita della mappa 1. Premessa, dichiarazione d’intenti e qualche giustificazione. Abbiamo bisogno di quello che non si sa e non sappiamo far uso di quello che sappiamo.
(W. Goethe, Faust)
Penso all’amore. In particolare mi sto chiedendo perché mi sono innamorato di Emma. Emma è una ragazza molto bella, forse non appariscente, forse nemmeno sexy, ma quando i suoi occhi s’inumidiscono possiedono una luce così intensa da stordirmi (1).
Emma è quel tipo di ragazza contro cui inciampo da sempre, goffo innamorato senza medoto né scienza, stolto alchimista che nel museum dell’amore ha sempre trasformato l’oro in vile metallo. Emma non è che l’ultima, ma la più definitiva, la più perfetta incarnazione di quello spirito che ci manca e che disperatamente cerchiamo di evocare, con ogni mezzo, a ogni costo, sacrificando tutto il resto, dimenticandoci del mondo (2).
Come un inetto Faust, ho mescolato i pochi ingredienti che ho trovato in tasca, provato e riprovato a ottenerne un richiamo che svegliasse quello spirito per trarlo dalla sua sfera e precipitarlo tra le mie braccia. Ho rinunciato a tutto ciò che ho ritenuto estraneo a questa lotta e tutto ciò che ho ottenuto è di sapere ora ciò che sapevo prima.
Non mi è lecito desiderare di assomigliare a te. Ho avuto la forza di attirarti, ma non ho avuto la forza di trattenerti.
(ibid.)
In quanto ateo, non possiedo nemmeno la speranza che un Mefistofele mi appaia per pormi le domande che non conosco. Affido quindi a questo blog il suo spirito. A esso cercherò di ubbidire e di lasciarmi condurre dove esso vorrà.
Dirò che non scrivo da anni, che da molti mesi ho smesso di leggere, che non ho mai saputo studiare, che non assomiglio a Faust se non per un’aspirazione alla conoscenza sempre frustrata da infinite distrazioni e che una cronica incostanza ha sempre ridotto a pura velleità.
Ma rimango ciononostante incapace di non pensare e a questa comune attitudine mi appiglio per giustificare le parole di questo blog.
E ora penso all’amore. E in particolare mi sto chiedendo perché mi sono innamorato di Emma.
Slip slidin’ away
Slip slidin’ away
You know the nearer your destination
The more you're slip slidin’ away

(P. Simon)
Si va. (1) Perché Emma si commuove. A volte crolla, ed è un altro discorso, ma più spesso il suo sguardo rivela una profonda contemplazione di ciò che ha di fronte, un agitarsi di confronti interiori tra il sé e l’altro, ammirazione e pacato sgomento. In questi momenti i suoi occhi si bagnano e la luce che li colpisce li illumina come, davvero, io non ho mai visto. (2) Anzi no. Non sono un asceta, non mi so proteggere da questo mondo. Non so ignorare che l’attività principale dell’uomo è violare appena può chi è più debole di lui. Che l’uomo imbroglia, sfrutta, violenta, uccide con ogni mezzo che ha a disposizione. A parole e coi pugni, con le armi e con la Legge. Che è sempre la legge del più forte, quella non scritta, quella sempre negata. Ma guardate Emma, non c’è potere, non c’è legge. Emma è la mia pietra filosofale. Inciso. Io devo rassomigliare a chi amo.
(R. Barthes, Frammenti di un discorso amoroso)
Coalescenza. Cerco il vocabolo incontrato sfogliando Barthes per una definizione più precisa di quella che presumo e trovo che in fisica si dice del fenomeno per cui (cito) gocce di un liquido disperse in un altro liquido con cui non è miscibile tendono progressivamente ad aggregarsi. Ora non mi tolgo dalla mente l'immagine del mio caro pentolino di alluminio antiaderente Agnelli colmo d'acqua in cui due gocce d'olio galleggiano incerte sul loro destino, ignare del fatto che prima o poi si incontreranno e uniranno in un abbraccio amoroso. 2. Il Tutto, e quel che resta. Per trovare l'Immagine che, tra migliaia, si confà al mio desiderio, ci sono volute molte combinazioni, molte sorprendenti coincidenze (e forse molte ricerche). È un enigma che non io riuscirò mai a risolvere: perché mai desidero il Tale?
(R. Barthes, Frammenti di un discorso amoroso)
Riuscirò a descrivere Emma più di quanto abbia già fatto? Il mio desiderio abbraccia molto di più di quanto posso vedere e sentire. All'interno di una proiezione prolettica di un futuro che non ci sarà, l'oggetto del mio desiderio si perde nel tempo e il tempo si confonde nel desiderio. Io provo nostalgia e dolore per la perdita di qualcosa che non ho mai avuto e mai avrò. Ho già fatto l'amore mille volte con Emma e ora voglio disperatamente rifarlo.
Emma è ormai il riflesso di un tutto di cui sono parte e tuttavia sono annientato dall'immagine del tutto lacerato da cui sono espulso. Non desidero altro che ricomporre quel tutto, perché al di fuori di esso non c'è nulla. Voglio che si rimedi a questa perversione temporale, che mi si riappropri di un futuro che pur appartenendomi mi è stato negato. Come un bambino, per cui valgono sempre e solo le proprie regole, dichiaro che c'è stata un'ingiustizia, che qualcuno ha barato, e reclamo quell'autorità che possa ristabilire la mia personale e unilaterale verità.
3. Eclisse lunare totale Ho lasciato prati e campi coperti da una notte profonda. Essa risveglia in noi, con un sacro tremore pieno di presentimento, la parte migliore della nostra anima.
(W. Goethe, Faust)
Il desiderio di Emma è un giardino scolpito dalla luce lunare. Cercare di penetrarvi significa entrare in un denso mistero, un labirinto notturno in cui ciò che appare non è mai ciò che è.
Sfortunato è chi, come me, è costretto a interpretare quel mistero, a cercare risposte a domande non formulate, a spiare le ombre nel tentativo vano di decifrarle e ricondurle a un senso.
In questo giardino io sono un intruso, calpesto sentieri destinati ad altri passi che portano nel fitto della foresta dove sogna la Bella Addormentata.
Vorrei ritrovarmi altrove, ma non riesco a muovere passo. Sono pietrificato, come le statue che ne adornano i viali, in questo giardino di cui vorrei disperatamente far parte.
La mia presenza è percepita, sento lo sguardo del guardiano seguire i miei passi. Se potesse bandirmi per sempre, chiuderne per me il cancello e ogni altro passaggio che collega il giardino col mondo esterno, lo farebbe senza esitazione né cattiveria. Ma non può. Mi osserva e aspetta, col tempo dalla sua parte, che io abbandoni quei luoghi di cui non posso disegnare la mappa.
E rimango intrappolato nel cono d'ombra proiettato dall'oggetto del desiderio di Emma.
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Martedi 16 novembre 2004 h. 20.30 radioLina


Una radio a onde corte, cortissime. Un dj raffinato, vibrazioni colte nell'etere di via paladini otto, parole misurate tolte a un discorso più ampio.
esterni inaugura radioLina, ospite Meuerro con "Whole lotta love: amplificatori valvolari per cuori spezzati".
Ingredienti sonori per palati asciutti e occhi umidi abbinati a vino rosso fermo come un cuore di pietra: Stereophonics, Janis Joplin, Jeff Buckley, Led Zeppelin, Police, Flaming Lips, Radiohead e una spolverata di rock brasiliano. Per la trasmissione radiofonica che cercate e non trovate, sintonizzatevi martedi 16 novembre su Paladini 8.

Piatto del giorno:
• Vellutata di porri con crostini di pane
• Parmigiana di zucchine con speck
• Crema calda di zabaione al marsala con biscotti fatti in casa